“Lettera di una fuorisede” di Linda Maria Pacifico – Corso 2016/2017

“Cosa ti aspetti?”

Mi sono sentita ripetere questa domanda troppe volte prima della mia partenza. In realtà non avevo una risposta precisa. Quando vivi per tanti anni in una piccola città ed improvvisamente ti ritrovi catapultata, da sola, in una metropoli che fino ad allora avevi solo sognato, non è facile immaginarsi come la tua vita potrebbe cambiare. Avrei trovato forse più ‘confortante’ sentirmi chiedere “Come ti senti?”. Le emozioni, per quanto difficili da esprimere, sono più definite, assodate in noi. Ho sempre amato Roma, la grande città Eterna. Da adolescente godevo le sue bellezze in foto, racconti o brevi gite turistiche. Mi sentivo un po’ come ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’. Ma era un amore utopico, di quello che provi quando ti godi una breve vacanza lontano dagli stress quotidiani. Vivere in questa città, in realtà, è tutt’altro che una favola… È estate… Fa caldo, ma una strana pace, quasi assordante, mi allieva. Qualche macchina mi sfreccia davanti, mentre io mi godo una fresca birra su di un muretto. Adoro questo posto. E’ parte del mio cofanetto personale dei ricordi. Tante le persone che con me hanno condiviso la sua bellezza, ma sono altrettanto tante le persone che prima di me hanno sognato insieme a lui. Un gabbiano si poggia a poca distanza da me. Non ho mai amato particolarmente questi animali, sono impertinenti e ti guardano con aria di sfida, ma hanno un loro fascino mentre volano nella notte tra le luci di Roma. “Non ho niente da mangiare!” gli dico. Il gabbiano mi guarda di sottecchi con quel suo strano becco. Sembra non approvare la mia voce. Dopo pochi istanti apre le sue grandi ali e vola via. Una volta avevo letto un articolo sul Giornale “Roma è un set di Hitchcock ed i killer sono tutti gabbiani”. Sorrido al pensiero. Una leggera brezza accarezza la mia pelle chiara. Di Mediterraneo ho poco e niente. Capelli castani, occhi castani, poca dimestichezza in cucina ed un vero fallimento nella preparazione del caffè. Mi hanno sempre presa in giro per queste mie doti ‘mancanti’. E io rido con chi lo fa, perché ha meravigliosamente ragione!

Il volo di quel gabbiano, per un momento, mi fa tornare alla mente il mare e quelle onde che, da tempo, non sono più limpide. Il pensiero mi suscita una strana carica di adrenalina. Penso alla mia muta invernale e a quella tavola da surf che aspetta solo di tornare in acqua. E incredibilmente sono passati già dieci anni da quando ho lasciato la mia amata terra. Piangevo, lo ricordo. Ero disperata al pensiero di dover affrontare una nuova vita, nuove amicizie, nuovi studi, una nuova casa.

La prima notte non avevo chiuso occhio.

I rumori, quanti rumori. Una città che non dorme mai.

L’eco assordante delle ambulanze risuonava nell’intera stanza e la scelta di una casa vicino l’ospedale non era di certo d’aiuto. Con passo titubante ed un po’ di coraggio ero riuscita, alla fine, a raggiungere con la metro la stazione di Anagnina. Un posto dove, quella stessa mattina a mie spese, avevo scoperto essere una delle zone dove il furto è generalmente all’ordine del giorno. 70€ in contanti più tutte le spese per i nuovi documenti. Tutto sommato, iniziava bene la giornata!

“Mi hanno rubato il portafogli!”. Disperata mi ero rivolta ad una poliziotto che era lì nei paraggi. Mi aveva consigliato di andare alla stazione di polizia più vicina per la denuncia. Il mio sguardo spaesato probabilmente non lo aveva convinto. “Non sei di queste parti vero?” mi aveva domandato. “No, veramente mi sono trasferita da poco. Sono di Caserta” gli rispondo. Non potrò mai dimenticare le sue parole. “E tu da Caserta te fai venì a rubà qui a Roma!?”. Rideva ed io ero allibita ed arrabbiata. Eppure oggi, quando ripenso a quel momento, rido anch’io di sana gola. Quanta ingenuità racchiusa in un’unica persona e quanti pregiudizi infondati.

Ma purtroppo mia cara Roma tu sei così: una vasta distesa di ostacoli e di stress che ti inghiottono se non affili bene le unghie. Intanto, le mie giornate trascorrevano, così, nello sconforto più totale. Ogni mercoledì, terminate le lezioni all’Università, fuggivo con datati treni per tornare finalmente a casa, nella mia vera casa!

Poi è arrivata lei… Si è insinuata in me lentamente… Quella curiosità fanciullesca che ti spinge ad avventurarti alla scoperta dell’ignoto, di tutto ciò che tu fino ad allora avevi solo sognato od immaginato. Una curiosità che mi ha permesso di conoscere Roma nel profondo, di scoprire lati di lei che difficilmente riesci a cogliere ed apprezzare. Realtà estranee e sconosciute alle cittadine. Piccoli dettagli dei quali, una volta scoperta la bellezza, non puoi più farne a meno. Così, quella tristezza che per tanto tempo mi aveva accompagnato, piano piano si era fatta da parte, lasciando spazio alla gioia di vivere in questa città.

Probabilmente se fossi stata romana di origine, tante meraviglie non sarei riuscita ad apprezzarle realmente. Anche le tue disfunzioni, mia cara Roma, mi hanno aiutata nel mio percorso. Il tuo traffico selvaggio mi ha insegnato a guidare, il tuo essere multirazziale e aperta a tutti a rapportarmi con una pluralità di persone molto distanti tra loro, i tuoi mezzi frenetici a gestirmi negli orari e ad organizzarmi in caso di mancanze, la tua vastità a non sentirmi mai fuori luogo e a non scoraggiarmi nel raggiungere la mia destinazione. Ma tu, mia cara Roma, non sei solo questo.

Hai il dono di offrire tanto a chi tanto forse

non l’ha mai avuto.

Tu offri la possibilità di cambiare, di scegliere, di vivere come tu decidi di vivere.

E così, dal familiare baretto sotto casa agli sconfinati ed infiniti luoghi nei quali trascorrere le mie giornate, passando per i meravigliosi anni universitari e lavorativi, Roma è divenuta per me una seconda casa, un luogo che mi ha ospitata per molti anni e ha modellato la mia vita, trasformandomi nella persona tenace ed ambiziosa che sono ora. Mia cara Roma, purtroppo domani dovrò partire, lontana da te. Mi chiedono, ancora una volta, cosa mi aspetto da questo viaggio senza ritorno. Non ho una risposta precisa, ma ora sono certa di poter dare una risposta a quella stessa domanda che dieci anni fa mi posero.

Tutto quello di cui avevo bisogno, tu sei riuscita a darmelo. Tristezza, amore, felicità, rabbia, soddisfazioni e fallimenti, ma anche voglia di vivere e di scoprire realtà distanti da me. Grazie ai tuoi insegnamenti, sono certa che affronterò questa nuova esperienza con una consapevolezza maggiore e diversa di me. Ti avevo odiato Roma bella, tanto. Mi avevi portata via dalla mia casa, dalla mia famiglia, dal mio mondo. Ma adesso che sto per andare via, provo le stesse emozioni di quando sono arrivata. Il pensiero di non rivederti più, per non so quanto tempo, mi lascia un nodo alla gola.

Il profumo di quel mare poco limpido, il volo dei gabbiani, la maestosità dei tuoi monumenti e l’ironia dei tuoi abitanti li custodirò gelosamente nel mio cofanetto personale dei ricordi. Tutti motivi in più per ritornare, un giorno, da te.

Ciao Roma Bella Linda Maria Pacifico

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