“Ho vissuto tante vite” di Olga Piro – Workshop 2015/2016 (foto di Anna di Prospero)

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Ho vissuto tante vite ma la storia è sempre la stessa: devo rubare del tempo per me. Ne ho così poco che anche per raccontare questa storia, devo estraniarmi di notte dalla vita quotidiana.

Quella che immaginavo fosse la calma, in un angolo remoto, idealista della mia mente, non esiste nella realtà. Io, almeno, posso trovarla solo nella solitudine.

Quando ero bambina, passavo le ore sul letto ad immaginare la mia fantastica vita e quello era il mio gioco preferito.

La mia infanzia non è stata delle migliori, per quanto al mondo ve ne siano sicuramente di peggio.

Pensavo allora che avrei dimostrato a tutti quelli che mi facevano male quanto sarei stata in gamba da adulta.

Volevo diventare una piratessa, un poeta, un condottiero, una spadaccina. Volevo essere un filosofo, un politico e un medico. Sfidando i malvagi, avrei trovato la verità e protetto quelli che amavo.

Non sapevo precisamente questi sogni a quale occupazione sarebbero corrisposti.

Allora io non ero niente ed ero tutto.

Io stavo lì e immaginavo – e leggevo molto per immaginare meglio.

Altre volte, dicevo di studiare ma vagavo per la casa e mi stendevo su di un letto, il mio o quello dei miei, a pensare.

Credo che un letto sia come una barca, le cui fiancate solcano gli abissi dell’animo umano.

Di notte, confesso fino a pochi anni fa, per me al di là del letto c’erano tutte le mie paure. Il pavimento ai miei piedi era un luogo ignoto, solcato da creature nascoste che attendevano che mi assopissi.

Ben diverso era di giorno. Lo è sempre stato, perché di giorno il mio letto è stato il veliero del mio animo. Ho partorito i miei disegni ed affrontato le mie paure, ho pianto chi amavo ed andava via, sono rimasta tenacemente legata al pensiero di coloro che restavano con me.

Capisco ora quei grandi uomini che vivevano nel loro letto, come Proust  o Leibniz, che   quando poteva vi lavorava.

Ma io, molto semplicemente, guardavo dalla finestra fondersi il cielo alla notte. Io immaginavo il soffitto tendersi e partorire il varco che dava all’infinito.

O vedevo le maree dischiudersi al passaggio di un vascello che era il mio slancio verso nuove terre.

O ancora  mi contentavo, invece, di osservare la vita svolgersi di fuori e mi immaginavo correre, correre in un modo allegro, che non potevo fare da sveglia nei giorni peggiori.

E quindi una forza mi attraversava. Vedevo chi volevo essere, la bambina che correva nel sole, la donna che conquistava la sua vita pezzo dopo pezzo. Un giorno, finalmente ebbi il coraggio di solcare quelle vie e camminai mentre mutavano in altre, che non conoscevo. Andai lontano da casa, dal quel letto di bambina e dalla mia finestra. Trascorsero gli anni in Cina, in Africa, in Europa, con lembi di cielo e il mare di tanti paesi diversi.

Ma sempre simile al mio mare interiore, vivido come la forza che raccoglievo immaginando, immenso come il coraggio che ci dona la solitudine.

Ancora oggi dal mio letto il mondo si dispiega. Esso è come una pagina eterna che si srotola, a cui il mio cuore detta il suo divenire.

Esercizio creativo del Workshop di Storytelling tenuto dalla docente Valentina Faloni, in collaborazione con la fotografa Anna di Prospero

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