“All’apparir del vero” di Ludovica Esposito – Workshop 2016/2017

È già un mese che il circo è arrivato in città, eppure anche oggi è affollato come quel primo giorno in cui ha attirato frotte di visitatori incuriositi da tutti quei manifesti affissi in giro e desiderosi di scoprire la novità che portava con sé.

Lo spettacolo principale tenuto nell’imponente tendone centrale con gli spericolati acrobati che sfidano la gravità in esibizioni volanti non è ancora iniziato, ma la gente si è anticipata perché anche all’esterno c’è sempre qualcosa da vedere: grandi e piccini sono attratti dai mille colori e profumi che inondano lo spazio recintato in cui è stato autorizzato l’allestimento del circo.

Tutti restano a bocca aperta davanti ai selvaggi animali africani, i possenti leoni signori della savana, o alle misteriose tigri bianche, felini in via di estinzione che non sarebbe possibile vedere senza un viaggio in un altro continente. I visitatori li guardano ammirati anche se si limitano a stare distesi e sonnecchiare, si ammassano intorno ai loro recinti e sostano troppo a lungo accanto alle loro gabbie levando esclamazioni stupite quando una delle belve muove la coda per scacciare le fastidiose mosche che le ronzano intorno.

I pagliacci dai buffi costumi colorati si aggirano tra la folla, i bambini scoppiano a piangere al loro passaggio e i genitori cedono a comprare dello zucchero filato per farli smettere, perché dopotutto è una giornata di festa e possono fare uno strappo alla ferrea regola del non esagerare con i dolci.

E poi c’è la casa degli specchi. Le persone entrano e ammirano i propri riflessi, si divertono a vedersi più alte, più basse, più magre, più grasse. Scattano foto per ricordare quel nuovo momentaneo aspetto diverso e poi mostrarlo agli amici rimasti a casa che magari convinceranno a venire a vedere dal vivo il prossimo fine settimana, se il circo sarà ancora lì.

Qualcuno nota un tremolio nel proprio riflesso, ma dura meno di un battito di ciglia e crede di averlo immaginato, così lo ignora e torna a scherzare con i compagni.

Le risate vengono d’un tratto interrotte da una voce all’interfono che chiede ai gentili ospiti di dirigersi con calma all’uscita; i visitatori sono tardi a reagire e la scossa successiva alla prima che quasi nessuno aveva sentito li coglie impreparati. Quella seguente è ancora più forte; le persone si accalcano verso l’uscita. Qualcuno urla. Qualcuno cade.

Uno specchio va in pezzi.

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